Il “Tranvetto” della via Casilina a Roma

C’era una volta un treno a scartamento ridotto, il “tranvetto” della Casilina che a partire dal 1916 ha collegato Roma con Fiuggi e Frosinone, ma non solo, anche Frascati, Monte Comprati e Monte Porzio Catone. Il capolinea a Roma fu fissato a fianco della stazione Termini, lato via Cavour. Il 28 aprile 1927 fu inaugurata la diramazione urbana Centocelle-Piazza dei Mirti a Roma. Il 13 novembre 1926 fu attivato infine il nuovo tratto urbano Frosinone Madonna della Neve-Frosinone Città e la lunghezza complessiva della linea, da Roma a Frosinone, era di 137 km e la velocità massima ammessa di 40 km/h.

Poi la guerra e una serie di insensate riduzioni in nome di una pseudo modernizzazione della città (compresa quella di spostare il capolinea da via Cavour a via Giolitti, presso la nuova stazione delle “Laziali”) hanno ridotto e mortificato questa fondamentale linea di trasporto su ferro della capitale e non solo ad un tratta di 5 km e mezzo con capolinea alla Stazione di Centocelle.

Il “tranvetto” ha fatto parte integrante della storia contemporanea della città, dai rastrellamenti tedeschi ai bombardamenti, la lotta partigiana, ha fiancheggiato alcune famose scene di “Roma Città Aperta”, con la parrocchia di Sant’Elena (la chiesa del quartiere Pigneto) e la disperazione del suo parroco e di Anna Magnani. Nei suoi vagoni i racconti di Pasolini e le vite dei  baraccati. Oltre il Pigneto, attraversa Torpignattara, il Mandrione, Centocelle e gli altri quartieri periferici di Roma sud: un pezzo di una Roma molto abitata ed anche profondamente cambiata nel corso dei decenni.

Il “tranvetto” è sopravvissuto a tutto questo, sferragliando milioni di persone nel corso della sua vita, arrivando nell’ultimo periodo a trasportare più di 40.000 viaggiatori al giorno, tante quante ne trasporta la metropolitana di Italia, la AV Roma-Milano, ed ora è in serio pericolo di chiusura, con ingiustificate motivazioni di sovrapposizione con la linea C del Metro. Se si guardano le mappe delle metropolitane delle città nel Mondo si trovano tante sovrapposizioni, ma nessuno si sogna di chiuderne una, anzi si potenziano, perché il trasporto pubblico è un bene per la città…

Un folle modo di ragionare che non vuol capire che l’unico modo di uscire dalla morsa del traffico, del suo caos e del suo inquinamento, dall’invasione delle auto che occupano tutto quello che vogliono, marciapiedi compresi e bloccano e fanno morire Roma, sia quello di sviluppare, aumentare, migliorare, modernizzare, prolungare l’attuale proposta di trasporto su ferro della Capitale.

E quindi il “tranvetto” va rilanciato, riportato al vecchio capolinea di Giardinetti ritornando a dare, ad un quadrante di Roma asfissiato dal mortale traffico privato, quel trasporto pubblico, pulito e sostenibile che merita. Si pensi da subito a come migliorarlo, prolungarlo per offrire ancor di più un trasporto pubblico su ferro a Roma, si ragioni a riportare il capolinea a piazza dei Cinquecento, insomma si pensi veramente al bene di Roma.

“Il tranvetto è molto più di un oggetto consegnato alla custodia di un museo, è mille volte più efficace. Consumare il passato nella vita reale è il tempo presente”,  Il Mondo e la Storia dal tram di Roma di Andrea Satta; e io aggiungo: sarà il tempo futuro.

Amedeo Trolese

Segreteria regionale

Legambiente Lazio

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